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Se costano meno, perché non le usiamo tutti?

È la domanda più semplice del mondo. Ed è anche quella che mette più in difficoltà il sistema energetico attuale.
Perché sì, oggi lo sappiamo: le rinnovabili costano meno. E no, non le stiamo usando abbastanza.
Quindi cosa sta succedendo davvero?

Partiamo dai numeri, quelli che non hanno opinioni.
Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia:

  • Carbone → circa 235$/MWh
  • Gas → circa 205$/MWh
  • Nucleare → circa 165$/MWh

Nel frattempo:

  • Solare → circa 50$/MWh
  • Eolico onshore → 60$/MWh
  • Eolico offshore → 70$/MWh

E no, non è un confronto “truccato”. Parliamo di LCOE, cioè il costo totale lungo tutta la vita di un impianto: costruzione, gestione, manutenzione e fine vita.

Il problema non è solo il costo. È il rischio.

Ora aggiungiamo un pezzo che spesso viene ignorato: la geopolitica. Gran parte del petrolio e del gas mondiale passa da un punto critico: lo Stretto di Hormuz. Una strettoia vera e propria.
Se lì succede qualcosa come tensioni, blocco o qualsiasi tipo di instabilità, il risultato è immediato: prezzi che schizzano, mercati in panico, bollette che salgono.

E qui il confronto diventa quasi surreale:
l’energia fossile dipende da rotte, accordi, equilibri politici;
mentre l’energia rinnovabile dipende da sole e vento che, per ora, non hanno ambasciate né conflitti.

Questo discorso vale ovunque, ma in Italia pesa di più perché importiamo gran parte dell’energia; siamo esposti alla volatilità dei mercati e abbiamo costi tra i più alti in Europa.

Eppure abbiamo sole in abbondanza e margine enorme per le rinnovabili.
In altre parole: potremmo minimizzare il problema, ma lo stiamo facendo troppo lentamente.

Allora perché non le usiamo tutti?
Qui arriva la parte meno comoda. Non è (più) un problema di costo, ma un problema di sistema.

Tra i freni più citati c’è spesso l’idea della produzione non continua: sole e vento non garantiscono energia 24 ore su 24. Un “limite” che in realtà meriterebbe di essere analizzato meglio e che cercheremo di sfatare in un prossimo articolo.

Ma il vero attrito oggi è un altro: l’investimento iniziale.
Le rinnovabili costano meno nel lungo periodo, ma richiedono capitali importanti all’inizio, spesso senza strumenti di supporto adeguati.

A questo si aggiungono altri ostacoli ben noti:
burocrazia lenta, iter autorizzativi complessi e resistenze locali che possono rallentare anche progetti già pronti a partire.

Eppure, la buona notizia (troppo spesso ignorata) è che nessuno di questi limiti è strutturale. Sono ostacoli reali, sì, ma superabili.

E soprattutto: non sono nulla se confrontati con il costo dell’inazione e con i rischi di restare legati a un sistema energetico instabile e dipendente.

Perché ogni volta che il costo dell’energia aumenta, una rotta si blocca o una crisi esplode, paghiamo il prezzo della dipendenza.

Le rinnovabili non sono solo una scelta economica, ad oggi rappresentano una scelta strategica.
Significano meno esposizione a crisi internazionali, prezzi più stabili e maggiore controllo sul proprio sistema energetico.

Quindi, torniamo alla domanda “Se costano meno, perché non le usiamo tutti?”
La risposta oggi è: non abbastanza velocemente. Ma la direzione è chiara.

E forse la vera domanda, adesso, è un’altra: quanto vogliamo ancora dipendere da qualcosa che non controlliamo, quando abbiamo alternative più economiche e più sicure?